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Affidi: lavaggi del cervello per togliere i minori alle famiglie

Affidi: Lavaggi Del Cervello Per Togliere I Minori Alle Famiglie

Reggio Emilia – 27 Giugno 2019 – Agg. 2 Luglio 2019

Scandalo nei servizi sociali di Reggio Emilia: affidi illegittimi di minori, sottoposti a lavaggi del cervello e scosse elettriche per toglierli alle famiglie di origine e darli ad altre sotto pagamento di denaro. Diciotto persone sono state arrestate tra medici, psicologi, assistenti sociali e anche il sindaco di Bibbiano.

Affidi illegittimi: alteravano i ricordi dei bambini con lavaggi del cervello e scosse elettriche

L’inchiesta si chiama “Angeli e demoni” e vede coinvolta la rete di servizi sociali della Val d’Enza, nel reggiano. Parte nel 2018 quando si riscontra un enorme numero di segnalazioni di abusi sessuali a danno di minori da parte dei genitori fatte dai servizi sociali alla Procura. L’obiettivo, dicono gli inquirenti, era togliere minori da famiglie con situazioni difficili per affidarli ad altri a pagamento. Un giro d’affari da centinaia di migliaia di euro. Decine di minori sarebbero stati sottoposti a intensi “lavaggi del cervello” durante le sedute di psicoterapia e a scosse elettriche spacciate per “macchinetta dei ricordi“. Avrebbero così “alterato lo stato della memoria in prossimità dei colloqui giudiziari“.

Documenti falsi e disegni contraffatti

Non solo. Avrebbero contraffatto i disegni dei bambini aggiungendo dettagli con riferimenti sessuali per indurre ad abusi sessuali in famiglia, avrebbero redatto falsi documenti e relazioni mendaci. I terapeuti si sarebbero travestiti da “cattivi” delle fiabe o con maschere dell’orrore per inscenare situazioni violente in cui a fare del male erano i genitori. Così allontanavano i bambini dalle famiglie naturali attraverso le “più ingannevoli e disparate attività“. Poi, secondo gli inquirenti, nascondevano i regali e le lettere dei genitori. I carabinieri hanno infatti trovato e sequestrato tutti i doni mai recapitati in un magazzino.

I genitori affidatari

Tra i genitori destinatari di questi affidi illegittimi risultano anche titolari di sexy shop, persone con problemi psichici e genitori di suicidi. In due casi i minori avrebbero subito abusi sessuali nelle famiglie affidatarie.

I reati contestati

L’inchiesta, condotta dal Pm Valentina Salvi, porta all’arresto di diciotto persone: il sindaco Pd di Bibbiano (Reggio Emilia), Andrea Carletti, politici, medici, assistenti sociali, liberi professionisti, psicologi e psicoterapeuti di una Onlus di Torino. I reati contestati sono: frode processuale, depistaggio, abuso d’ufficio, maltrattamenti su minori, lesioni gravissime, falso in atto pubblico, violenza privata, tentata estorsione, peculato d’uso.

Un legame con il caso Veleno

Tra gli indagati c’è Claudio Foti e la onlus Hansel e Gretel di Moncalieri (Torino), protagonisti di un caso che nel 1997 ha visto sedici bambini definitivamente allontanati dalle loro famiglie, accusate di far parte di una setta satanica di pedofili. A vent’anni di distanza di questo caso si era occupato Pablo Trincia, con Alessia Rafanelli, con una inchiesta, “Veleno”, andata in onda su Repubblica.it. Oggi Trincia afferma: “I carabinieri hanno investigato su assistenti sociali e psicologhe, quelle rimaste al di fuori delle indagini di venti anni fa, che si erano concentrate solo sulle famiglie. Del resto, in Veleno avevamo messo in evidenza il gigantesco conflitto di interessi della psicologa Cristina Roccia, la professionista che aveva scoperto gli abusi, era diventata presidente di un centro privato (Hansel e Gretel) al quale erano stati poi affidati i bambini portati via alle famiglie, per un guadagno di oltre 2,2 milioni di euro“. Cristina Roccia non è al momento indagata ma è la ex moglie di Foti.

Il sistema

Dopo la segnalazione, pare che venissero diagnosticati disturbi nei bambini presunte vittime e che questi venissero affidati per la psicoterapia alla onlus Hansel e Gretel. Non per appalto ma per incarico diretto. Gli affidatari pagavano le fatture a proprio nome e ricevevano rimborsi con causali simulate, falsando i bilanci dell’Unione dei Comuni coinvolti. Tra i servizi sociali dell’Unione dei Comuni e la onlus ci sarebbe stato un continuo scambio di favori tra cui corsi di formazione, docenze, servizi di psicoterapia.

Una madre del caso Veleno

Due vicende che hanno tantissime analogie, finalmente i nodi stanno venendo al pettine” così afferma al Fatto quotidiano Lorena Morselli, una delle madri che negli anni ’90 si vide togliere quattro figli per il caso della Bassa modenese. La donna, intervistata da molti giornali, racconta che da allora non ha più visto i figli ma spera che ora possano essere seguiti da bravi specialisti che li aiutino a non pensare di essere “assassini e figli di assassini”.

Alcuni dettagli

Oggi si parla di nove casi in cui sono coinvolti dieci bambini tra cui una coppia di fratellini. I piccoli avevano tra due e undici anni all’epoca dei fatti contestati. Pare che spesso venissero prelevati da scuola, senza avvertire i genitori che sarebbero stati presi in affido dai servizi sociali. Il Gip afferma rispetto agli indagati: “La loro percezione della realtà, della propria funzione, è totalmente pervertita e asservita al perseguimento di obiettivi ideologici non imparziali“. Tra i fatti contestati, anche un “funerale del papà”: un bambino presunta vittima di abusi da parte del padre avrebbe dovuto inscenare il funerale del genitore su suggerimento della psicoterapeuta al fine di “intraprendere una terapia definita ‘una sorta di elaborazione del lutto’ per considerare emotivamente morto il padre”.

Alcune frasi intercettate

Dobbiamo fare una cosa grossa. Gli psicologi la chiamano elaborazione del lutto. Dobbiamo vedere tuo padre nella realtà e sapere che quel papà non esiste più e non c’è più come papà. È come se dovessimo fare un funerale!”, spiega la psicoterapeuta. Alcune parole dei bambini risultano manipolate, secondo gli investigatori. “Mia mamma non fa più da mangiare perché papà non le dà i soldi per la spesa” scrivono nelle relazioni, parlando anche di “cibo avariato lasciato sui mobili da diversi giorni” ma il sopralluogo dei carabinieri smentisce. Uno degli indagati definisce poi la Carta di Noto, le linee guida dello psicologo forense, “una roba scritta da quattro pedofili“. Una voce femminile intercettata parla dei regali dei genitori naturali: “Giacciono qua per mesi. Nessuno glieli consegna perché dicono che è meglio così“. “Si voleva annichilire, direi annullare, qualunque forma di presenza dei veri genitori”, dice uno degli investigatori commosso dinanzi alle lettere, “pensieri affettuosi e testimonianze d’amore“.

La bambina “abusata” e “seduttiva”, secondo le carte

C’è una bambina, tra i minori in affido, su cui avrebbero scritto di comportamenti sadici, seduttivi e sessualizzati. I genitori affidatari sono due donne, unite civilmente nel 2018, una delle quali avrebbe avuto in passato una relazione con la dirigente dei Servizi sociali comunali, Francesca Anghinolfi. Le due donne affidatarie sono indagate per false dichiarazioni: avrebbero attribuito alla piccola anche maltrattamenti a sfondo sessuale su un gattino. Secondo gli inquirenti, la bambina veniva sgridata e messa in punizione quando si rifiutava di ammettere gli abusi che, a dir loro e degli assistenti sociali, aveva subito dai genitori.

I chiarimenti del procuratore capo

Mi sono occupato di fatti molto provanti di ‘Ndrangheta per dieci anni, ma quest’inchiesta è umanamente devastante. Per la velocità con cui tutto è emerso, restituisce un quadro assai allarmante. Ma conta il giudizio della legge“, così afferma il procuratore capo di Reggio Emilia, Marco Mescolini. “È stato sequestrato altro materiale ora al vaglio degli investigatori. Le indagini proseguiranno e nulla sarà intentato“, aggiunge mentre le indagini proseguono e gli indagati vanno dinanzi al Gip per gli interrogatori di garanzia. “Questa indagine non riguarda i servizi sociali della Val D’Enza, ma le persone attinte da misure cautelari. Tutti gli altri che fanno questo lavoro hanno diritto alla tutela dell’onorabilità della loro professione fino a prova contraria”. “Nessuna generalizzazione è stata fatta dal Gip nell’ordinanza che è davvero compunta, precisa, e ricca di riferimenti ma non si abbandona mai a valutazioni su strutture o programmi“. Mescolini chiarisce anche l’aspetto degli impulsi elettrici ai bambini: “Non si tratta minimamente di elettroshock. Queste macchinette sono state individuate dai Carabinieri durante le intercettazioni ambientali e ieri una è stata sequestrata. Si faranno gli accertamenti del caso, ma ciò che si può fin da ora escludere è che ci sia stato elettroshock“.

Le indagini: veloci e accurate

Mescolini le definisce indagini lampo, condotte da ottobre ad aprile e nate da un’intuizione della pm Valentina Salvi sul numero troppo elevato di fascicoli aperti per presunti abusi sui minori, rivelati poi tutti infondati. L’inchiesta si è avvalsa di numerose perizie e consulenze da parte di psicologi e psicoterapeuti per raccogliere elementi a carico degli indagati. Quanto ai due casi di presunta violenza dopo l’affido, Mescolini sottolinea che non si tratta di abusi commessi dai genitori affidatari ma da terzi, infatti si indaga su ignoti.

La macchinetta per la terapia EMDR

Intervistato da Repubblica, lo psichiatra Luigi Cancrini, direttore del Centro del bambino maltrattato, ipotizza che la “macchinetta dei ricordi”, quella degli impulsi elettrici ai bambini, sia uno strumento utilizzato nella terapia EMDR. Si tratta di una tecnica innovativa della psicoterapia che si basa sulla stimolazione dei processi psicologici autoriparativi. EMDR sta per Eye movement desensitization and reprocessing (Desensibilizzazione e rielaborazione attraverso i movimenti oculari). In questo tipo di terapia si usa uno strumento a impulsi elettrici “nel tentativo – spiega Cancrini – di recuperare ricordi traumatici chiedendo ai bambini di seguire movimenti con gli occhi e inducendo così una leggera trance”. Il professore aggiunge che non lo userebbe per “questioni così delicate” e racconta quanta pazienza e competenza sia necessaria nel rivolgere domande ai bambini.

La Via dei Colori Onlus è a disposizione delle Forze dell’Ordine e delle famiglie coinvolte. Chiunque abbia bisogno può contattarci al Numero Verde 800-98.48.71. O scrivendo a: sos@laviadeicolori.org. La Via dei Colori offre consulenza tecnica e informativa gratuita. A tutti i soci offriamo sostegno legale e psicologico specializzato in caso di maltrattamenti presunti o documentati.

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