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Anziani sedati e legati in una casa famiglia di San Lazzaro

Anziani Sedati E Legati In Una Casa Famiglia Di San Lazzaro

San Lazzaro di Savena (Bo) – 31 Maggio 2018 – Agg. 12 Aprile 2019

Anziani sedati e legati. Accadeva nella casa famiglia “Il Fiore” di San Lazzaro di Savena, sulle colline bolognesi, dove gli anziani ospiti venivano sedati con barbiturici e legati al letto. Quattro misure cautelari e struttura sotto sequestro.

L’operazione “Fiore velenoso”

Vanes dice che non fa niente, e se è andato in blocco renale fa finta di niente e fa lui la pipì nel pannolone“. Con questa frase intercettata, i Carabinieri sono costretti a intervenire nella casa famiglia su cui stavano indagando per l’operazione “Fiore velenoso”. Con la scusa di un controllo, entrano nella struttura e portano via l’anziano in blocco renale, ora ricoverato al Sant’Orsola in gravi condizioni. L’uomo era uno dei sei ospiti, tra i 60 e 90 anni, che pagavano una retta tra 1.500 e 3.000 euro per essere maltrattati e insultati.

Le misure cautelari

Vanes sarebbe Vanes Dani, titolare della struttura, arrestato. Ai domiciliari vanno la coordinatrice e la collaboratrice. Un medico di base viene sospeso dalla professione sanitaria per aver fornito a Dani timbri e ricettari. La struttura è posta sotto sequestro e affidata all’Ausl. Gli ospiti sono trasferiti a Pianoro e Bologna. Le misure cautelari sono disposte dal Gip di Bologna Alberto Ziroldi, su richiesta del PM Augusto Borghini. Altri quattro sono indagati a piede libero.

Anziani sedati con barbiturici e legati al letto

Le accuse sono di maltrattamenti aggravati, lesioni aggravate ed esercizio abusivo della professione sanitaria. Secondo le indagini, il personale teneva spenti i campanelli di allarme dei letti per poter dormire. Tenevano gli ospiti costantemente sedati con massicce dosi di barbiturici e legati al letto. “Il modo alla fine lo trovi perché lo riduci come uno zombie e il problema è già finito“, sarebbe una delle frasi intercettate. E ancora: “Se campa campa, se muore: arrivederci. Un rompicoglioni in meno“, “Se avrà un arresto cardiaco ha un Istat pronto“. Secondo gli inquirenti, “una squallida e miserabile finalità dell’attività” “declinata alla volontà di ricavare il maggiore lucro possibile dalle altrui sofferenze, attraverso l’annientamento totale, meccanico e farmacologico degli anziani pazienti, così da limitare le residue capacità di azione”.

Riscontrabile il reato di tortura

Questa operazione ha permesso di salvare almeno due vite – afferma il procuratore capo Giuseppe Amato – Il rammarico è vedere queste persone trattate in maniera inaccettabile, picchiate, costrette a letto, sedate con dosi eccessive di farmaci. In un caso è stato riscontrato un valore 25 volte superiore al dosaggio consentito. Per questo, riteniamo possa essere ipotizzato anche il reato di tortura, se verrà accertato che le vittime abbiano riportato danni fisici o psicologici permanenti a causa delle acute sofferenze a cui sono stati sottoposti”.

Il sindaco: Contro la crudeltà, no a case famiglia non accreditate

In questa vicenda ci sono diversi aspetti raccapriccianti – afferma il sindaco Isabella Conti – Innanzitutto la disumanità dei comportamenti, la barbarie e la crudeltà esercitata su persone indifese e fragili. Poi, la necessità di disciplinare con una legge stringente la possibilità di apertura di strutture che rientrano nella denominazione di casa famiglia, il cui nome evoca un luogo protetto e in qualche modo controllato dall’ente pubblico, mentre in realtà rappresenta una fattispecie ibrida che attualmente, per essere aperta, non necessita di nulla se non di una semplice scia, cioè una comunicazione di inizio attività come avviene per l’apertura di un qualunque esercizio commerciale. Il Comune non può nemmeno valutare o esercitare poteri di controllo diretto sulle idoneità di simili strutture. Dunque i casi sono due: o si disciplinano in modo rigoroso queste realtà, o si chiudono un volta per tutte lasciando aperte solo le strutture accreditate“.

La direttrice: Ho sputato per difesa

Il 5 Giugno si svolgono gli interrogatori di garanzia. La direttrice, dinanzi al Gip, conferma le frasi intercettate e ammette di aver sputato su un anziano. Nel racconto al giudice la donna, ora agli arresti domiciliari, dice che l’uomo cercava di strapparle la sedia a rotelle su cui doveva sistemare un’altra paziente, che in quel momento stava tenendo dal braccio. Così, anziché rispondere con uno schiaffo avrebbe optato per lo sputo. Ma solo come gesto difensivo, dice. La direttrice nega di aver mai usato violenza ma ammette di aver somministrato dosi eccessive di sedativi e di aver visto pazienti legati al letto, ma solo perché molto agitati. Il Gip revoca per lei i domiciliari, disponendo l’obbligo di firma.

Lo Spi Cgil si costituisce parte civile

L’11 Aprile 2019 è la data fissata per la prima udienza del giudizio abbreviato. Lo Spi Cgil Bologna annuncia che si costituirà parte civile: “Il nostro impegno processuale sarà tale per non lasciare da soli gli anziani e le loro famiglie davanti ai giganteschi problemi che derivano dal trovarsi di fronte, in un momento di estremo bisogno, a persone professionalmente non all’altezza o meglio, per come si sono evolute le indagini, a dei veri criminali“.

Pm: Legame tra i farmaci e la morte di un paziente

Nell’udienza di aprile si costituiscono parte civile Spi Cgil e Fnp Cisl, il Comune, alcuni ospiti della struttura e alcuni parenti di anziani defunti. L’elemento più significativo che emerge dall’udienza davanti al Gup Domenico Panza è che il Pm Augusto Borghini afferma la presenza di un legame tra la somministrazione di farmaci e la morte di un paziente. Così si aggrava il capo di imputazione di Vanes Dani: se questa accusa viene confermata l’uomo rischia da 12 a 24 anni.

Revocato il divieto di dimora

Secondo il difensore, Savino Lupo, non ci sono “gli estremi per attribuire quella morte alla somministrazione di farmaci, vista anche la grande distanza temporale tra i fatti contestati e il decesso dell’uomo”. L’avv. Lupo fa sapere che sta valutando se chiedere nuovamente il rito abbreviato, entro una settimana prima della prossima udienza, stabilita per il 3 luglio. Intanto il giudice accoglie la richiesta di revoca del divieto di dimora.

La Via dei Colori Onlus è a disposizione delle Forze dell’Ordine e delle famiglie coinvolte. Chiunque abbia bisogno può contattarci al Numero Verde 800-98.48.71. O scrivendo a: sos@laviadeicolori.org. La Via dei Colori offre consulenza tecnica e informativa gratuita. A tutti i soci offriamo sostegno legale e psicologico specializzato in caso di maltrattamenti presunti o documentati.

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