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Famiglie determinate dopo un anno

Famiglie Determinate Dopo Un Anno

Da Atella ci parlano le famiglie determinate ad ottenere giustizia ed a non far passare sotto silenzio tutto ciò che è accaduto ai loro figli soltanto un anno fa.

Oggi è l’anniversario dell’arresto delle maestre: è passato un anno ma il dolore per ciòFamiglie determinate nel processo di Atella che è accaduto è ancora molto forte e vivo. Non c’è giorno che passi senza che per almeno un minuto non ci si trovi costretti a fare i conti con questa brutta vicenda“.
Comincia così a parlare Annalisa Colangelo, madre di una delle piccole vittime di maltrattamento nel Caso di Atella. Oggi è un giorno difficile da digerire per una mamma che un anno fa, ha visto crollare tutte le proprie certezze, investita da un’onda di sconforto e sensi di colpa difficile anche da raccontare.

Famiglie determinate: Non ci fermeremo!

“Esattamente un anno fa – continua Annalisa – I nostri bambini sono cambiati, noi genitori siamo cambiati, ma la speranza che giustizia sarà fatta ci fa guardare il futuro con serenità“.

Perché non è vero che si dimentica. Dimenticare è impossibile. Si impara a convivere, si impara a lottare contro i pregiudizi, contro i sensi di colpa, contro le crisi di ansia dei tuoi figli…sangue del tuo sangue…ma non si dimentica…si impara a riparare giorno dopo giorno quell’anima che qualcuno ha tentato di distruggere e che si frantuma ad ogni nuova udienza, in ogni nuovo passaggio di una strada verso la giustizia e la “guarigione”…una strada piena di ostacoli e “ricadute” che ogni volta lasciano dentro solchi profondi come crateri…ma sebbene siamo famiglie determinate e convinte del nostro percorso, non potremo mai dimenticare quanto accaduto…

Il 18 marzo scorso sono stata ascoltata come testimone durante l’udienza per maltrattamenti su mio figlio che io stesso, per prima ho denunciato” racconta poi Rosaria Trivigno, un’altra mamma, “ed è stato davvero tremendo ripercorrere l’intera vicenda. Gli avvocati delle maestre che ti incalzano e che cercano di far sembrare “piccoli” i soprusi che ho visto fare ai nostri bimbi nei video, quei soprusi che piccoli non sono affatto…i nostri bambini in quel posto hanno perso la loro infanzia e non mi è stato poi così difficile farlo capire anche se dentro, nel frattempo, morivo un altro po’. Mentre ero su quel banco con tutti gli occhi puntati addosso” – continua Rosalba – “in testa avevo solo gli occhi di mio figlio e quelli dei suoi amichetti ..ho ingoiato le lacrime e le parole sono venute fuori da sole!”

Il 18 Marzo scorso infatti si è celebrata la terza udienza dibattimentale per i fatti accaduti all’asilo di Atella. In aula sono state sentite tre mamme tra le quali appunto Rosalba. L’udienza è stata dura e concitata, come tutte le udienze nelle quali le mamme, vengono inevitabilmente costrette a ripercorrere il dolore inenarrabile dei momenti in cui hanno scoperto cosa accadeva ai loro piccoli gioielli. Ma più di tutto sono udienze nelle quali quello che emerge è il dolore che ti travolge quando ripensi e racconti tutti quei segnali d’allarme che c’erano e che lì per lì non hai saputo cogliere.
Parlare del proprio dolore è difficile, ma ancor più difficile è guardare negli occhi gli avvocati di chi difende le imputate e rispondere alle domande che devono – perché è il loro mestiere – indagare su quanto sia vero la tua sofferenza, provando a scoprire se magari tuo figlio “non sta poi così male”…
E’ difficile descrivere cosa si provi su quella sedia, in mezzo alla gente, davanti ad un giudice, mentre ti salgono le lacrime e tu vuoi solo ricacciarle indietro e raccontare forte e chiaro cosa è successo, facendo del tuo meglio affinché chi ha fatto male a tuo figlio, immortalato in quei terribili video, paghi davvero per il reato che ha commesso. Hanno pensato, forse, che avremmo taciuto accettando supinamente quanto accaduto, invece siamo famiglie determinate a non mollare e NON MOLLEREMO.

“Sono il padre di uno dei bambini maltrattati in quella classe – racconta Domenico Mecca – che ancora oggi con grande sacrificio e difficoltà, sta percorrendo un indispensabile percorso di aiuto psicologico. Assistere all’udienza del 18 Marzo – continua Domenico – siamo sempre state famiglie determinate ma per noi genitori è stato dolorosissimo. Ascoltare le testimonianze dei genitori che ripercorrono tutto quello che hanno subito i nostri bimbi, mi ha fatto male in un modo che non so spiegare.”

Nel corso del istruttoria però un altro fatto ha ulteriormente provato i genitori presenti. Si è appreso infatti che il Giudice, Dr. Rossini, verrà trasferito ad altra sede e che quindi un altro giudicante presiederà la prossima udienza.

Sono rammaricato per il probabile cambio del Giudicante perché un conto è assistere direttamente alle dichiarazioni dei testimoni ed un conto è leggerle sugli atti“. Dichiara a valle dell’udienza l’Avv. Giulio Canobbio difensore di alcune parti civili. E ancora: “L’importante è però che il processo prosegua speditamente, attesa anche la natura dei reati contestati che certamente lasciano i genitori in uno stato di forte stress”.

La Via dei Colori ci sta aiutando in tutte le fasi, sia con il sostegno legale sia con il supporto morale” dice ancora Domenico “e noi attendiamo la Giustizia con fiducia”.
“Non sentirci soli e poter sapere chi chiamare per ogni dubbio, o nei momenti di inevitabile sconforto in questo percorso complicatissimo” dice infine Annalisa “è stato un sollievo e, se possibile, ci sta permettendo di affrontare tutto questo con un briciolo di tranquillità in più”.

Il processo è stato rinviato all’udienza dell’8 luglio p.v. per l’escussione dei restanti testimoni dell’accusa.

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