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Schiaffi e vessazioni, in manette una maestra

Schiaffi E Vessazioni, In Manette Una Maestra

Avellino – 30 Maggio 2016 – Agg. 4 Febbraio 2019

Schiaffi e vessazioni, strattoni e minacce erano “i segreti” che i bimbi avrebbero dovuto tacere a casa. L’insegnante dell’asilo “Il Circolo di Valle” ad Avellino, indagata per maltrattamenti su bimbi fra i 3 e i 5 anni, è stata condotta ai domiciliari.

Le indagini

Le indagini partono a seguito di denuncia di alcuni genitori. Erano insospettiti dalle reticenze dei piccoli ad andare a scuola. Interrogati, rispondevano solo “non lo posso dire”. Più dei “segreti”, parlavano i referti medici per ferite ed ematomi. Gli agenti della Squadra mobile di Avellino, coordinati dal Capo della Squadra mobile Marcello Castello, installano telecamere nascoste. Da lì emergono episodi di minacce verbali, strilli, vessazioni e maltrattamenti psicologici, uniti a schiaffi e strattoni.

I referti medici e i campanelli di allarme

Non solo ematomi, nei referti medici. Anche l’attestazione di disagi psico-fisici e cambi umorali e comportamentali. Molti i campanelli di allarme che, per fortuna, i genitori hanno saputo riconoscere. Incubi notturni con pianti inconsolabili, incontinenza, momenti di aggressività o depressione apparentemente immotivata. Un referto parlerebbe, addirittura, di lesioni alla nuca con ecchimosi al collo dovute presumibilmente a una pressione molto forte di mani adulte sul collo. In un altro caso, lesioni sempre al collo, di natura “lacero contusa”.

La misura cautelare

Nella mattina del 30 Maggio 2016 viene notificata la misura cautelare dei domiciliari, emessa dal Gip di Avellino, alla maestra, A.D.G. “Si è resa necessaria e urgente – si legge nella nota della Procura – considerato il continuo escalation delle vicende che facevano temere per l’incolumità dei minori“.

Linguaggio violento e minaccioso

In una nota degli inquirenti si legge: “Durante la giornata scolastica la maestra, adottando un linguaggio intriso di minacce verbali accompagnate con un tono di voce alto ed imperioso e con costrizioni fisiche e psicologiche”. La sua comunicazione verbale era caratterizzata abitualmente da urla veementi, toni aggressivi ed epiteti offensivi. Le sue espressioni tipiche per zittire i piccoli erano ‘ti ammazzo -stai zitta -non voglio sentirti parlare- devi chiudere la bocca se no ti faccio il culetto rosso’.

La stanza del telefono e il gioco delle mani

Ogni qualvolta i piccoli alunni tenevano un comportamento scomposto – si legge ancora nella nota – la maestra li rinchiudeva in un’aula buia, da lei stessa denominata la “stanza del telefono” dove venivano lasciati da soli, anche per diverso tempo, malgrado piangessero”.
“In più di una occasione li percuoteva con violenti schiaffi e tirava loro i capelli. Addirittura inscenava a volte un gioco consistente nell’agitare la mano chiedendo al bambino: ‘quanti ne vuoi di questi?’; il bambino doveva indicare un numero e la maestra gli dava tanti schiaffi per il numero indicato dalla vittima. I minori rimasti coinvolti sono stati circa 10”.

La condanna

La donna chiede il rito abbreviato. Il Gup di Avellino, Vincenzo Landolfi, la condanna: due anni e otto mesi di reclusione, e risarcimento del danno in favore di otto bimbi vittime di maltrattamenti (4000 euro di provvisionale immediatamente esecutiva). I domiciliari terminano nel febbraio 2017, sostituiti da un anno di interdizione dai pubblici uffici e dal luogo di lavoro. Nel febbraio 2018, la Corte d’Appello di Napoli rigetta l’appello e conferma la sentenza di primo grado, senza sconti di pena.

Il ricorso in Cassazione: metodi vecchio stampo

La difesa presenta ricorso in Cassazione sostenendo che la donna avesse una impostazione “vecchio stampo” legata a una “idea di pedagogia meno sensibile alle più recenti e moderne teorie di insegnamento“. Cita anche Maria Montessori della quale avrebbe mutuato il time out con “la sedia del pensiero” e “la stanza del telefono”. Non maltrattamenti dunque, ma solo metodi vecchio stile, su cui invita la Cassazione a riflettere lontano dal “condizionamento mediatico“.

La condanna definitiva

Nel Febbraio 2019 la condanna diviene definitiva. La Suprema Corte si pronuncia sul ricorso affermando che “l’uso sistematico della violenza, ancorché sostenuta da animus corrigendi, esclude la configurabilità del reato meno grave” di abuso dei mezzi di correzione. La Cassazione parla di “condotta oggettiva di maltrattamenti“, lontana dalla “versione edulcorata della ricorrente“.

La Via dei Colori Onlus è a disposizione di tutte le famiglie e le persone coinvolte per il supporto psicologico e legale. Chiunque avesse bisogno può chiamarci al Numero Verde 800-98.48.71 oppure scrivere ad associazionelaviadeicolori@gmail.com

 

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