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Casa di cura lager: “Se muori non ci interessa”

Casa Di Cura Lager: “Se Muori Non Ci Interessa”

Palermo, 22 Febbraio 2021

Scoperta una casa di cura lager: blitz della Guardia di Finanza e 4 arresti. “Se muori non ci interessa”: anziani picchiati e insultati da inservienti ai limiti del dicibile.

Fra le accuse gravissime mosse agli indagati, oltre ai maltrattamenti e alle lesioni personali, sembra ci sia anche quella di non aver rispettato le norme di sicurezza sul lavoro e sicurezza anti-covid. Subito dopo il bliz, gli anziani sono stati sottoposti a tampone e visite mediche.

Le indagini condotte dal Dipartimento fasce deboli della Procura e coordinate dall’aggiunto Laura Vaccaro, hanno condotto la presidente della struttura e 3 operatori agli arresti domiciliari in via cautelativa.

Sequestrata la Casa di Cura de “I nonnini di Enza”
gestita dall’omonima Onlus.

Fratturato il polso di una delle anziane ospiti:

Picchiata, vessata e derisa. Poi le minacce: “Se sveli cos’è successo ti riempiamo di botte”. Per la donna, anziana ospite della struttura, oggi con la Guardia di Finanza finisce un incubo durato quel tempo che sembra infinito.

Nella mattinata del 22 Febbraio 2021, gli operatori della GdF coordinati dal Generale Antonio Quintavalle Cecere, hanno provveduto a notificare la misura cautelare alla presidente dell’associazione 28enne, gestore della struttura e a 4 operatori tutti con età compresa tra 52 e 63 anni.

Le quattro persone quindi (V.A. 28 anni, M.G.I. 56, C.I. 52 e M.I 63) sono state condotte agli arresti domiciliari su richiesta del Pubblico Ministero.

Una dolce guerriera che non si è arresa ha dato l’allarme

Secondo quanto ricostruito da La Repubblica di Palermo, a dare l’allarme sarebbe stata un’anziana ospite, ormai terrorizzata e distrutta ma non così tanto da non riuscire a combattere per chiedere aiuto.

Cinque mesi fa la telefonata per chiedere aiuto e per raccontare le continue violenze e le umiliazioni.

Il racconto della donna alle Fiamme Gialle è stato sofferto e straziante per chiunque l’abbia ascoltata: “Vivere in quella casa era un vero inferno – avrebbe detto la donna ospite nella casa di cura lager – mi maltrattavano, mi picchiavano di continuo con calci alle gambe e pugni. Un giorno mi hanno anche chiuso in una stanza, togliendomi il telefono, per evitare che chiamassi la polizia”

“Cosa inutile, prostituta, devi buttare il sangue,
tanto se muori che mi interessa”

Le scene riprese dalle telecamere nascoste dagli inquirenti nella casa di cura lager sono raccapriccianti ma la cosa che fa davvero effetto è la violenza delle parole e dei gesti contro le persone inermi e pietrificate dalla paura.

Le accuse contestate ai 4 indagati sarebbero quelle di maltrattamenti (572 c.p.) e lesioni personali, ma anche violazioni in materia di tutela della salute e della sicurezza sui luoghi di lavoro. Sempre secondo quanto riportato dal quotidiano La Repubblica, sarebbe stato contestato anche il mancato rispetto delle norme anti Covid..

Sono 8 gli anziani liberati dalla Casa di Cura Lager di Palermo

Le parole del Giudice per le Indagini Preliminari (GIP) Cristina Lo Bue che ha confermato il sequestro della struttura e riportate da La Repubblica, lasciano poco spazio alla fantasia: “Il ricorso a forme di violenza fisica e morale da parte degli indagati non ha assunto carattere episodico ma costituisce espressione di un consolidato modus operandi contrassegnato dal sistematico ricorso a forme di prevaricazione e sopraffazione nei confronti degli anziani ospiti, spinti fino ad atti di vile aggressione alla loro sfera di integrità fisica, oltre al loro patrimonio morale”.

Un inferno che durava da anni e di cui nessuno aveva il coraggio di parlare

Nelle indagini infatti pare siano stati riscontrati episodi anche di alcuni anni prima. Un’ex ospite della struttura infatti, avrebbe raccontato di essere stata colpita da un inserviente addirittura due anni prima della denuncia. Secondo la sua testimonianza sarebbe stata colpita con una bottiglia piena d’acqua per toglierle la sigaretta che stava fumando causandole la frattura del polso.

Alla richiesta degli inquirenti circa il perché non avesse raccontato mai nulla, l’anziana donna ha raccontato che era stata anche minacciata aspramente e che aveva avuto paura: “Non raccontare nulla, altrimenti ti riempiamo di botte”.

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