skip to Main Content

Disabili maltrattati in una comunità di Busto Arsizio

Disabili Maltrattati In Una Comunità Di Busto Arsizio

Cesate (Milano), 13 Aprile 2021

Pazienti disabili maltrattati in una comunità di Busto Arsizio

Disabili maltrattati, vessati e trascurati in una comunità lombarda in via Dante Alighieri a Busto Arsizio.
Nella mattina del 13 Aprile 2021, i due gestori della struttura di cura sono stati arrestati e posti ai domiciliari in attesa di giudizio con l’accusa di aver agito maltrattamenti sui pazienti.

Altri cinque operatori sono stati raggiunti dalla notifica di misura cautelare con le medesime accuse. Per evitare che gli operatori reiterassero il reato, fuggissero o inquinassero le prove infatti, il Pubblico Ministero Rosaria Stagnaro ha notificato a due di loro l’obbligo di dimora nel comune di residenza mentre ad altri tre la sospensione per sei mesi dall’attività. Vedremo poi nel corso dell’eventuale processo cosa verrà deciso per le 7 persone indagate.

L’ordinanza, richiesta dal Pubblico Ministero, è stata sottoscritta da Alessandra Clemente, Giudice per le Indagini Preliminari (GIP) di Milano.

Anni di violenza ai danni degli ospiti della casa di cura

Le indagini, coordinate dal Pubblico Ministero della Procura della Repubblica di Milano, sono state condotte dai Carabinieri di Busto Arsizio con l’aggiunto Maria Letizia Mannella.

La struttura che ospitava nove persone adulte affette da disabilità psichiche è stata purtroppo scenario di violenze che, secondo le indiscrezioni de Il Giorno, si protraevano dal 2017.

Lo scenario scoperto e per fortuna fermato dagli inquirenti mostra come i pazienti venissero vessati e percossi quotidianamente dagli operatori.

I disabili maltrattati da chi avrebbe dovuto invece occuparsi di loro, sono stati ricollocati grazie anche all’intervento dell’ATS in una struttura che invece darà loro l’attenzione e le cure che meritano.

Un’operatrice del centro salva i pazienti dagli abusi

Secondo quanto ricostruito da Malpensa24, la prima denuncia presentata ai carabinieri della stazione di Castellanza nel Febbraio 2021, era partita da un’operatrice socio sanitaria che lavorava nella comunità di Busto Arsizio.

La donna, impiegata a tempo determinato nella struttura di Cesate, ha contribuito a fermare col proprio intervento, una situazione davvero terribile.

Gli inquirenti hanno scelto di avvalersi di telecamere nascoste per poter immortalare audio e video che potessero documentare l’incubo quotidiano all’interno della cooperativa lombarda.

Un incubo quotidiano per i pazienti disabili maltrattati nella struttura

Le indagini svolte dalla procura e le intercettazioni ambientali hanno purtroppo confermato i racconti dell’operatrice che coraggiosamente le aveva fatte partire grazie alla denuncia.

Percosse, urla, strattoni e vessazioni verso i pazienti che non potevano difendersi né raccontare cosa stesse loro succedendo. Ma non solo. Secondo quanto riportato dalle testate giornalistiche, pare che gli operatori fossero soliti lasciare i pazienti a digiuno o addirittura lanciare loro acqua gelato od oggetti.

Scherniti per le loro patologie, gli ospiti della struttura pare venissero quotidianamente obbligati a fare la pulizia degli ambienti in cui vivevano.

L’incubo però pare non finisse qui.

Le indagini avrebbero portato infatti a scoprire come gli indagati, pur non avendone l’abilitazione professionale, somministrassero senza criterio medicinali e farmaci di vario tipo ai disabili maltrattati e ospiti nella struttura.

Scene violente e indegne anche di un film dell’orrore

Avrebbero dovuto accudirli e fare in modo che le patologie psicologiche che li affliggono, potessero ove possibile regredire o quanto meno non peggiorare.

Gli operatori della struttura di Cesate invece, quando i pazienti non riuscivano a mangiare in posizione eretta, venivano “bloccati” con un bastone infilato nella cintura dei pantaloni e bloccato alla testa con un nastro. La punizione aggiuntiva era poi restare senza cibo, seduti immobili guardando gli altri mangiare.

Se al mattino i pazienti non si svegliavano velocemente, gli operatori gettavano loro in faccia acqua gelata e li lasciavano poi per ore nei vestiti bagnati.

Nessuno poteva sentire le grida, nessuno dei parenti era ovviamente a conoscenza di quell’orrore gratuito che lascia davvero esterrefatti.

La Via dei Colori Onlus è a disposizione delle Forze dell’Ordine e delle famiglie coinvolte. Chiunque abbia bisogno può contattarci al Numero Verde 800-98.48.71. O scrivendo a: sos@laviadeicolori.org. La Via dei Colori offre consulenza tecnica e informativa gratuita. A tutti i soci offriamo sostegno legale e psicologico specializzato in caso di maltrattamenti infrastrutturali presunti o documentati.

×Close search
Cerca