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Non è possibile parlare di “prevenzione” senza pensare a un sistema che tenga conto delle numerosissime variabili che concorrono all’insorgere di situazioni potenzialmente pericolose.

L’esperienza e lo studio approfondito effettuato sugli oltre 100 processi che seguiamo, le perizie, le relazioni e le migliaia di casi gestiti col numero verde, ci hanno permesso di rilevare i fattori di rischio comuni ai casi di maltrattamento infrastrutturale. Comprendere e studiare le lacune è l’unico modo per tentare di ideare un sistema migliore in grado di abbattere notevolmente la percentuale di potenziale pericolo.

Per questi motivi, il progetto comprende varie aree nelle quali, partendo dall’analisi dei dati rilevati nel nostro Osservatorio sulle Relazioni Educative e di Cura (OREC), si compie ricerca e sperimentazione relativamente a:

Selezione del personale: se insegnanti processati, a volte condannati, possono continuare a svolgere la stessa professione, è un esempio evidente di come l’attuale selezione non basti. Nel nostro progetto di ricerca, stiamo sperimentando un innovativo sistema di selezione, orientato alla rilevazione di eventuali tendenze aggressive, depressive, ansiose, suicide.

Monitoraggio della condizione psico-fisica del personale: il compito educativo è complesso e faticoso. È importante che sia costantemente monitorato il livello di stress-lavoro correlato, ovvero che non insorgano disturbi legati a ripartizione incarichi, orario di lavoro, gestione delle richieste, e disturbi specifici dell’insegnamento quali ansia, demotivazione o sindrome da burn-out.

Gestione amministrativa delle mansioni: l’attuale sistema normativo non prevede demansionamento, neanche nei casi in cui un insegnante debba o scelga di mutare incarichi pur restando nel suo ambiente di lavoro. Per esempio, un educatore che, soggetto a burn-out, richieda aiuto non può essere demansionato: avvia un periodo di malattia o continua a lavorare con i rischi conseguenti. Nel progetto Officine, al monitoraggio costante si affianca una gestione delle mansioni adeguate alle suddette condizioni psicofisiche.

Formazione: nel nostro progetto di ricerca e prevenzione, la formazione continua viene avviata sin dalla fase di selezione.

Metodologia educativa: “Vale la pena imparare piangendo ciò che un bambino può imparare ridendo?” Il pensiero di Gianni Rodari ispira il metodo delle Officine a colori. Ogni laboratorio parte da un episodio storico o contemporaneo (Accadde oggi) rielaborato in modo creativo, da un libro del progetto “Biblioteca a colori”, da storie cinematografiche allestite in originali set teatrali. Tutte le attività sono studiate da personale specializzato, con il contributo del Comitato scientifico de La Via dei Colori, con l’obiettivo di favorire lo sviluppo e il rafforzamento delle competenze emotive, cognitive e sociali del bambino, promuovere la conoscenza dei diritti inalienabili, migliorare la capacità resiliente.

Attenzione alla gestione degli spazi: spazi piccoli, inadeguati, spesso caratterizzano il mondo scolastico, anche dei più piccoli. L’ambiente in cui il bambino cresce è invece prioritario rispetto al suo sviluppo psicofisico. Il Progetto delle Officine è orientato all’utilizzo di spazi ampi, colorati e sicuri.

Attenzione a materiali e strumenti educativi: l’intera fornitura delle Officine rispetta i canoni della sicurezza e della salute (anche per bambini con allergie, intolleranze) e dell’adeguamento all’età dei piccoli partecipanti.

Interconnessione e interdipendenza delle figure coinvolte: siamo lontani dalle varie forme di baby-parking e consapevoli che non esiste benessere dei bambini senza benessere di tutte le figure che gli gravitano attorno: genitori, familiari, insegnanti, dirigenti e professionisti. I laboratori delle Officine a colori sono concepiti come spazio di gioco educativo e condiviso. Gli adulti non sono soggetti assenti né passivi. Il progetto mira infatti alla partecipazione di tutte le figure di riferimento, con l’obiettivo di costruire un girotondo attorno al minore. Il bambino crescerà in uno spazio protetto ma stimolante, fino a che non sarà in grado di alzarsi sulle sue gambe ed entrare a far parte del cerchio. Diventare soggetto attivo di un sistema educativo e di cura sano e partecipato.

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