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Maestre sotto inchiesta all’Albero Azzurro

Maestre Sotto Inchiesta All’Albero Azzurro

Maestre sotto inchiesta all'Asilo Albero Azzurro di GrossetoGrosseto, 10 aprile 2016 – Agg. 19 Giugno 2018

Tre maestre sotto inchiesta. I genitori dell’Asilo nido Albero Azzurro, a Grosseto, vengono a saperlo con una riunione d’urgenza. Le educatrici parlano loro di una denuncia infamante partita da ex colleghi per una non precisata vendetta. Ma il giorno dopo già si fanno i nomi e appaiono sei le persone indagate.

Maltrattamenti e abbandono di minore

Sei persone indagate: due titolari e 4 educatrici. Le misure cautelari notificate sono di domiciliari per una delle titolari e due delle maestre sotto inchiesta e nello specifico A. M. (40 anni), L. M. (32 anni) e P. T. (50 anni). Le tre sarebbero accusate di aver colpito, vessato e deriso i piccoli ospiti, tutti fra 1 e 2 anni.
Stesse ipotesi di reato per la socia della snc e altre due educatrici. Le sei donne sono accusate di maltrattamenti e abbandono di minore in concorso tra loro.

Le prime segnalazioni

Le prime segnalazioni arrivano a Dicembre 2015 dalle famiglie: hanno notato un cambio repentino nel carattere dei loro figli. L’intuizione istintiva di mamme e papà fa sorgere dubbi che li spinge a parlare con le forze dell’ordine.
Le telecamere, richieste dal Sostituto Procuratore Arianna Ciavattini e autorizzate dal GIP Marco Bilisari, sono  installate a cavallo del cambio di anno 2015/2016 e registrano per 40 giorni nel salone, nel dormitorio e nella sala pranzo. Accanto a ciò, la denuncia di due ex dipendenti. Secondo la ricostruzione dei fatti, gli episodi andavano avanti addirittura dal Dicembre 2013 senza che nessuno lo avesse riferito alle forze dell’ordine.

I comportamenti delle maestre sotto inchiesta

I bambini più inappetenti sarebbero stati costretti a mangiare inarcando indietro la testa, infilando loro il cibo con forza e poi chiudendogli la bocca per costringerli a ingoiare. Per gli altri, offese e schiaffi. I bambini spaventati e quelli che piangevano sarebbero stati chiusi al buio nella sala della nanna e lasciati soli, a volte anche per ore.

I genitori chiedono una negoziazione assistita

L’Avv. Antichi, difensore di molte famiglie, presentato un’istanza per una negoziazione assistita con le due titolari della struttura. Pochi giorni prima della scadenza dei termini, l’istanza è accettata dalle due insegnanti. I legali delle due indagate, nell’aderire alla negoziazione precisano “formulata e rinnovata ogni contestazione e riserva per l’infondatezza delle pretese”. I genitori dichiarano di voler essere risarciti delle cifre versate anticipatamente per un servizio di cui poi effettivamente non hanno usufruito a causa della chiusura forzata e del disagio causato dal trovarsi improvvisamente senza una struttura dove poter collocare i propri figli.

Le famiglie si oppongono al patteggiamento

Nell’Agosto 2016 uno degli avvocati che segue molte famiglie scopre che è stata fatta istanza per la richiesta di patteggiamento a un anno e sei mesi con la condizionale. L’Avv. Alessandro Antichi intervistato da Il Tirreno spiega: “Quei fatti sono stati commessi non su un solo bambino, ma su trenta. Per tre anni, creando uno stato di sofferenza nei piccoli che è stato certificato. Non si legge da nessuna parte poi né che sia previsto un risarcimento e nemmeno l’interdizione da quel tipo di lavoro. Marzocchi ha parlato del “metodo azzurriano” e niente impedisce che in futuro possa rifare quello che ha fatto a lungo. Nel capo di imputazione si parla di maltrattamenti – dice ancora l’avvocato Antichi – ma deve essere contestato alle imputate anche quello di lesioni che non viene assorbito dal primo reato contestato e anche nel caso in cui si dovesse procedere in questo modo, la pena dovrebbe essere aumentata del triplo, perché non è stato solo un bambino ad essere maltrattato ma trenta”.

Il rinvio a giudizio

Il 28 Ottobre 2016 arriva l’avviso di conclusioni indagini: per le ultime tre indagate (Seggiani, Mori e Berti), si configura la possibilità di rilasciare una deposizione e/o di depositare una memoria difensiva. Nel Febbraio 2017, il Pubblico Ministero Arianna Ciavattini chiede il Rinvio a Giudizio per Azzurra Marzocchi, 41 anni, Manuela Seggiani, 39 anni, Costanza Mori, 27 anni, e Alessia Berti, 24 anni.
L’Udienza preliminare del processo è prevista per il 25 Maggio 2017 davanti al Giudice Marco Mezzaluna. In quella sede, i genitori assistiti dagli avvocati Alessandro Antichi, Alfredo Bragagni, Sergio Frediani, Elisabetta Teodosio, Tommaso Galletti, Roberto Burzi e Fabio Tavarelli, potranno costituirsi parte civile. A luglio viene accolta la richiesta di rito abbreviato.

Condannate per maltrattamenti

Nel Giugno 2018 arriva la sentenza del GUP Mezzaluna: condannate. Due anni per le titolari Azzurra Marzocchi e Manuela Seggiani, un anno e mezzo per le due maestre, Costanza Mori e Alessia Berti. Sono condannate per il reato di maltrattamenti. Assolte invece, perché il fatto non sussiste, per il reato di abbandono di minore. Il giudice dispone anche il risarcimento dei danni da stabilire in altra sede. “Le intercettazioni – scrive il giudice – hanno rafforzato l’attendibilità di quanto riferito dalle due ex dipendenti. Si può quindi parlare di un clima generale che vigeva all’interno dell’asilo, che favoriva l’approccio aggressivo nei momenti più problematici quando i bambini facevano le bizze, in genere durante i pasti. Si è trattato in altri termini di una modalità di approccio ai bambini anche in tenera età che, sollecitato e messo in atto dalle due titolari, veniva recepito ed applicato dalle altre coimputate, come dimostrato dalle riprese“.

Il ricorso della Procura

Dopo la condanna, la Procura di Firenze, per mano del sostituto procuratore generale Vilfredo Magnani, rileva la mancata applicazione delle misure accessorie, cioè le interdizioni. Intanto Mori e Berti, tramite i loro avvocati, Carlo Valle e Angela Porcelli, presentano appello chiedendo l’assoluzione e l’annullamento delle statuizioni civili.

La Via dei Colori Onlus è a disposizione delle Forze dell’Ordine e delle Famiglie coinvolte. Potete contattarci al Numero Verde 800-98.48.71 oppure scriverci alla mail sos@laviadeicolori.org.

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