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Maltrattamenti a Busto Garolfo, indagini compromesse

Maltrattamenti A Busto Garolfo, Indagini Compromesse

Busto Garolfo (Mi) – Aprile 2016 – Agg. 3 Marzo 2018

Indagini compromesse a Busto Garolfo, dove una maestra è accusata di maltrattamenti in asilo: la stampa pubblica la notizia prima della denuncia e la Dirigente dispone procedimenti disciplinari.

I primi dubbi dei genitori

I fatti risalgono all’anno scolastico 2015-2016. Si tratta della Scuola d’infanzia Madre Teresa di Calcutta. Sin dalle prime settimane i genitori di molti bambini notano che i piccoli, di appena 3 anni, piangono alla vista della maestra, S.C.R, 43 anni. Già nell’ottobre 2016, nella chat, le mamme si confrontano sui comportamenti dei figli. Col passare del tempo, i dubbi aumentano: il comportamento dei bambini è sempre più anomalo.

Il comportamento dei bambini: i campanelli di allarme

Subentrano disturbi quali enuresi, incubi notturni, difficoltà nell’addormentamento, aggressività, crisi isteriche e di pianto. Disturbi molto comuni nei bambini vittime di maltrattamenti, sono dei veri e propri campanelli di allarme. Alcuni bambini nel gioco replicano e raccontano quanto accade a scuola. Le bambole vengono sculacciate e messe in castigo, per far addormentare (bambole o genitori) i bambini usano chiudere gli occhi e sedersi sopra la loro pancia.

Il comportamento della maestra

Il momento della nanna pare il più critico. Sono diversi i bambini che raccontano che la maestra siede sulla pancia di chi non vuol dormire, chiude le palpebre con la forza, e con la forza li obbliga a mangiare. Chi non finisce il pasto non può bere, infatti i bambini escono sempre assetati da scuola, tanto da bere mezzo litro all’uscita. Anche le sculacciate sarebbero all’ordine del giorno. Dalle indagini emergono anche colpi in testa: una bambina avrebbe dovuto mettere il ghiaccio sulla testa a seguito di un episodio di violenza.

La Dirigente e i procedimenti disciplinari

I genitori si rivolgono alla Dirigente scolastica, la quale agisce con due procedimenti disciplinari nei confronti della maestra. Sebbene in apparenza questo possa sembrare una buona soluzione, va ricordato che insegnanti e dirigenti nell’esercizio del loro ruolo sono pubblici ufficiali e dunque tenuti alla denuncia, qualora siano informati di una possibile notizia di reato. Non solo, questo comportamento inficia le indagini.

Indagini compromesse

La maestra viene così, di fatto, informata delle accuse. In aggiunta, la notizia trapela ai giornali e vengono pubblicati degli articoli sulla stampa locale, proprio mentre i genitori si recano dalle Forze dell’ordine per sporgere querela. Tre famiglie si rivolgono a La Via dei Colori. A questo punto le indagini sono irrimediabilmente compromesse: non è più possibile affidarsi alle intercettazioni, strumento di massima efficacia in questo tipo di indagini.

L’Avv. Canobbio e l’opposizione alla richiesta di archiviazione

Nel Giugno 2016, il PM presenta richiesta di archiviazione, cui si oppone l’Avv. Canobbio, difensore delle parti offese e Direttore del nostro Comitato scientifico. “Ove si fossero ritardate le intercettazioni ambientali – scrive l’Avv. Canobbio nell’atto di opposizione – oltre a rendere probabilmente più genuini gli atteggiamenti tenuti in classe dall’insegnante, avrebbe permesso di constatare i reali metodi educativi posti in essere da quest’ultima“. Il difensore si oppone anche alla questione che fa appello alla mancanza di lividi e segni evidenti di maltrattamento.

L’assenza di lividi non esclude i maltrattamenti

Scrive ancora Canobbio: “Pare inoltre leggermente fuorviante privare di qualsivoglia valenza le dichiarazioni dei minori, poiché non sono stati trovati referti medici o racconti che attestassero la presenza di lividi. Pare piuttosto evidente che uno sculaccione sul sedere o anche sulla testa, sempre se non inferto dal Mike Tyson della situazione, difficilmente possa lasciare un livido, che peraltro un bambino in tenera età può causarsi in mille altri modi“. La violenza, diretta o assistita, fisica o psicologica, può non lasciare lividi ma lascia sempre segni indelebili sui bambini.

L’archiviazione

Ciò nonostante il Gip di Busto Arsizio, Piera Bossi, archivia il caso. Sottolinea subito che “le attuali risultanze investigative (che già consentono di ritenere l’indagata all’evidenza carente sotto il profilo professionale e inadeguata a un ruolo educativo, e destinataria di plurimi procedimenti disciplinari) avrebbero imposto un doveroso approfondimento“, tuttavia accoglie la richiesta di archiviazione per due motivi. Il primo è proprio quello della notizia sulla stampa locale “che ha irrimediabilmente pregiudicato l’attivazione del prezioso mezzo istruttorio captativo di natura ambientale“. Il secondo è il tempo trascorso che, a dire del giudice, “renderebbe verosimilmente improduttiva sotto il profilo probatorio l’audizione protetta dei minori“. Le famiglie potrebbero ora procedere in sede civile.

La Via dei Colori Onlus è a disposizione delle Forze dell’Ordine e delle famiglie coinvolte. Chiunque abbia bisogno può contattarci al Numero Verde 800-98.48.71. O scrivendo a: sos@laviadeicolori.org. La Via dei Colori offre consulenza tecnica e informativa gratuita. A tutti i soci offriamo sostegno legale e psicologico specializzato in caso di maltrattamenti presunti o documentati.

La vicenda giudiziaria:

  • Settembre 2015-Aprile 2016: Finestra di accadimento dei fatti
  • 12 Aprile 2016: Riunione dei genitori con la Dirigente scolastica
  • 18 Aprile 2016: Articoli sulla stampa
  • 22 Aprile 2016: Denunce-querela delle famiglie contro la maestra
  • 24 Giugno 2016: Il PM presenta richiesta di archiviazione
  • 4 Luglio 2016: L’Avv. Canobbio, difensore di tre famiglie, si oppone all’archiviazione
  • 3 Marzo 2018: Il Gip di Busto Arsizio, Piera Bossi, accoglie la richiesta di archiviazione

 

 

 

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