Maltrattamenti sui bambini: come si riconoscono i segni dell’abuso?


Quando si parla di maltrattamenti non si può omettere una premessa necessaria: non esistono sintomi che connotino in maniera specifica una situazione di abuso; la maggioranza delle volte, si tratta di manifestazioni correlabili ad un’ampia gamma di situazioni che possano alterare l’equilibrio psicologico del bambino o il sistema familiare (es. la nascita di un fratellino) ma non riconducibili in maniera diretta ed univoca ad un’esperienza di maltrattamento. E’ necessaria quindi estrema cautela nell’identificare un comportamento come un indicatore di abuso ma il sintomo deve essere messo in relazione alla persona interessata e al suo ambiente.

Tuttavia ci possono essere dei segnali da non sottovalutare.

La prima cosa, che può sembrare banale, è la presenza di lesioni fisiche, ustioni, abrasioni,morsi, lividi. Si dovrebbe inoltre porre attenzione ai disturbi del sonno e dell’alimentazione, alle lamentele insistenti per dolori fisici.

Da un punto di vista più strettamente psicologico, paure o preoccupazioni immotivate, esplosioni emotive improvvise, sintomi depressivi, tendenza all’isolamento, regressioni, aggressività e comportamenti oppositivi possono segnalare un maltrattamento. Ovviamente è necessario non sottovalutare anche comportamenti autolesionistici, tentativi di suicidio e comportamenti sessuali inappropriati per l’età di riferimento. In generale è comunque necessario porre attenzione a tutti quei segnali comportamentali improvvisi che si protraggono nel tempo e che non sono modificabili dalle strategie di rassicurazione dell’adulto, ma che non possono essere ricollegabili a eventi o cambiamenti nelle abitudini di vita.

La parola chiave è ‘cambiamento’. – dichiara Ilaria Maggi, Presidente e Fondatore de La Via dei Colori Onlus – Un bimbo per esempio che ha sempre dormito sereno e che d’improvviso inizia a lamentarsi o a svegliarsi frequentemente con incubi o pianti inconsolabili, un bimbo usualmente pacato che diviene improvvisamente lunatico ed irascibile, giochi violenti o frasi ed atteggiamenti nuovi e magari lontani da quello che può aver vissuto o appreso in casa: questi sono quei famosi campanelli d’allarme che devono farci alzare le antenne e chiamare un professionista o il nostro numero verde per verificarne l’origine

Nel caso in cui si notassero questi segnali nel proprio bambino è sempre utile rivolgersi ad un professionista o al nostro Numero Verde 800-98.48.71 per una valutazione.

Cos’è la sindrome da bambino scosso o ‘shaken baby syndrom’

La maggior parte dei genitori non sa che scuotere un bambino può essere molto pericoloso perché le vene che corrono lungo la parete esterna del collo – che portano sangue al cervello – potrebbero rompersi provocando emorragie. Il cervello del neonato è ancora immaturo e lo scuotimento con brusche accelerazioni e decelerazioni del capo causa delle lesioni di tipo meccanico all’encefalo. Questo effetto è aumentato dal fatto che il neonato ha un’ipotonia dei muscoli del collo (motivo per cui non è in grado di tenere su la testa da solo) e il sistema nervoso è ancora immaturo, quindi più debole.  Tale azione di solito avviene sotto l’anno di età quando il piccolo piange inconsolabilmente e chi lo accudisce perde il controllo.

Shaken Baby Syndrome-SBS-Sindrome da Scuotimento

I sintomi da riconoscere per la sindrome del bambino scosso sono abbastanza comuni: mancanza di appetito |  pallore o colorito bluastro della pelle | perdita di coscienza | mancanza del sorriso | letargia | sonnolenza | irritabilità | vomito | convulsioni | problemi respiratori.

Il maltrattamento, in questi casi, non consiste in un atto premeditato e razionale e suscita spesso grande angoscia e senso di colpa in chi lo ha compiuto. In caso si sospetti una sindrome del bambino scosso è bene rivolgersi immediatamente ad un pronto soccorso e allertare il proprio pediatra affinché disponga gli accertamenti necessari.

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Il 21 Novembre 2013 La Via dei Colori ha lanciato l’iniziativa #iostoconMattia. Per troppo tempo la storia del piccolo Mattia Pierinelli è passata sotto silenzio,  raccontata sottovoce,  perchè storie come questa fanno male sia a chi le vive e le racconta sia a chi le legge e le ascolta. Caterina e Riccardo, sono stati lasciati soli ad affrontare un dolore che nessun genitore dovrebbe trovarsi a vivere, ovvero la morte di un figlio cercato con tanta fatica. Ma il dolore più grande è sicuramente stato quello di perderlo per mano di “chissà chi” e “chissà in quale modo“. Mamma Caterina e papà Riccardo a Giugno 2013 si misero in contatto con noi chiedendoci aiuto per  divulgare la loro vicenda (Leggete QUI) e da allora, con i nostri mezzi, ci siamo impegnati a raccontare e diffondere la storia di Mattia. Nel dolore, almeno, che si sappia la verita, che si possa usare questa tragedia per sensibilizzare genitori e insegnanti sulla Shaken Baby Syndrome (SBS) ovvero la ‘Sindrome del Bambino Scosso’ che ha ucciso il piccolo Mattia. Confidiamo nella giustizia, e speriamo che TUTTI i responsabili vengano individuati e puniti.