skip to Main Content

Offese che fanno male e creano danni

Offese Che Fanno Male E Creano Danni

Dato il secondo argomento scelto per l’iniziativa #ParliamoneInsieme, abbiamo chiesto alla Dott.sa Maddalena Mancioli cosa può dirci da psicologa sul danno che possono causare le offese urlate o usate come punizione nei confronti dei bimbi. Nel nostro post precedente, abbiamo provato a scrivervi quello che abbiamo imparato da “madri che ci sono passate”, avendo come consulente la Dott.sa Zauli; adesso invece vorremo presentarvi il parere della Dott.sa Mancioli:

“Quando sentiamo parlare di maltrattamenti ed abusi, pensiamo ad eventi eclatanti, spesso collegati alla sfera sessuale. In realtà il concetto è molto più ampio e include tutte quelle azioni che presuppogono violenza nei confronti di una persona in quel momento più debole od in una condizione di svantaggo. Questa violenza, non necessariamente è fisica ma anche semplicemente verbale o psicologica. Basti pensare che anche le moderne tecniche di tortura usate in situazioni belliche, utilizzano in larga parte aggressioni verbali e di umiliazione della vittima. Lo scopo non è tanto infliggere dolore quanto minare la persona nella sua sicurezza, nella sua integrità, farlo sentire fragile, indifeso, inferiore. Sono ferite meno visibili, ma molto più profonde. Un bambino è un soggetto debole di per se’ dal momento che sta ancora costruendo la sua identità e l’adulto è un punto di riferimento al quale si appoggia per capire ciò che è bene e ciò che è male, quali sono i propri confini, le proprie certezze. E’ un piccolo sperimentatore che non conosce il mondo che lo circonda ed ha bisogno di una base sicura che gli consenta sì di sperimentare cosa nuove con una certa dose di ansia, ma anche di non sentirsi in pericolo, raggiunto da offese o minacciato. Questa funzione viene svolta dalle figure di attaccamento principali (di solito i genitori), ma quando inizia le prime esperienze di socializzazione e di distacco dal nucleo familiare, gli adulti significativi con cui intesse relazioni sociali vengono un pò a vicariare la funzione di sostegno e di guida dei genitori. Per questo un insegnante che umilia e maltratta un bambino, anche solo verbalmente, non solo compie un’azione non corretta dal punto di vista etico, ma reca un danno. I minori infatti quando sono in relazione con adulti significativi, tendono ad attribuirsi le colpe e a pensare che loro sono cattivi o sbagliati, più che mettere in discussione l’adulto. Diventa quindi “normale”, anche se doloroso, accettare passivamente offese e maltrattamenti perchè “meritati”. Inoltre recenti studi mostrano come i bambini apprendano meglio durante situazioni di gioco. E’ ovviamente un cambiamento culturale che necessita tempo, ma per questo motivo, sarebbe utile riorganizzare i metodi di insegnamento sulla base di un’impostazione più ludico-creativa anzichè sulla disciplina e la punzione. Il fatto che un bambino si senta di libero di parlare con i genitori dei maltrattamenti subiti è di per sè un fattore di protezione: potranno rassicurarlo e sostenerlo, ridargli quel senso di sicurezza e anche un punto di vista diverso dall’adulto che l’ha offeso, aiutando a costruire non solo una propria opinione ma anche la propria identità.”

×Close search
Cerca