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Una Mamma Di Udine: Il Vuoto, Il Dolore, La Speranza

La bambina sgridava il coniglio, ci si sedeva sopra, si metteva da sola in punizione, faccia al muro. Notando questi atteggiamenti mia madre mi mise in allarme: In quell’asilo vedo cose strane. Io non le volevo credere. Già mi sentivo in colpa perché dovevo mandarla al nido, adesso anche questo pensiero...”. Così una mamma racconta dei primi campanelli di allarme dei maltrattamenti in un asilo nido privato di Udine. Si sono appena chiuse le indagini, rese note il 23 maggio 2018 con il divieto di avvicinamento notificato a un’educatrice. Ora le maestre sotto accusa sono due. Tra i comportamenti contestati, urla, minacce e violenze fisiche. I bambini venivano messi a dormire faccia in giù, costretti fisicamente bloccando gli arti.

 I campanelli di allarme

L’avevo scelto perché era il nido aziendale, una struttura appena aperta e con pochi bimbi. Pensai che la qualità dell’assistenza sarebbe stata migliore. La mia bimba aveva sette mesi. Per un anno e mezzo ha frequentato mezza giornata, poi anche il pomeriggio. Diventò più nervosa. Andava a scuola controvoglia, si aggrappava alla mia gamba. Io lo attribuivo alle ore in più. Ne parlavo con le educatrici perché mi fidavo di loro ma mi assicuravano che appena andavo via lei stava benissimo. Invece ci picchiava, mordeva. Era avversativa, urlava. Anche nel gioco, metteva le bambole a faccia in giù, le minacciava: se fai così me ne vado. Espressioni inusuali in casa nostra. Un pomeriggio mia madre mi disse che lei in quell’asilo vedeva cose strane. Io non volevo crederle ma certo fu un campanello di allarme”.

Il cambio di asilo

Dopo il 23 maggio, ai carabinieri raccontai i comportamenti della bambina, e loro annuivano. I racconti coincidevano con quanto registrato nei video. Nel nuovo asilo la bambina è cambiata, è tornata dolce, in cerca del contatto fisico mentre prima quando volevamo prenderla in braccio ci mandava via. Anche il gioco è diventato più tranquillo, i toni con le bambole normali. Eppure a ogni interruzione per le vacanze, notti insonni e paura di tornare lì. Una mattina, a inizio 2019, ancora mi ha chiesto: in quale asilo mi porti? Una volta, in auto col nonno, è passata davanti al nido e vedendolo si è fatta la pipì e la cacca addosso”.

Il dolore

Io non ho mai voluto guardare i video ma ho letto tutti gli atti. E non c’è qualcosa che mi abbia colpito più delle altre. Certo, era terribile vedere nostra figlia che ci metteva anche due ore per addormentarsi: pancia in giù, si guardava intorno facendo perno sulla fronte. Negli atti si parla di bambini bloccati fisicamente che piangevano chiamando la mamma e loro li insultavano. Per lei tutto questo era normale. Ecco ciò che più mi addolora: tutto l’ambiente. Era un intero ambiente maltrattante. Le persone che usavano violenza e quelle intorno che non facevano nulla. Ci hanno rovinato gli anni più belli, ci hanno tolto tanto facendo anche danni. Come la sfiducia e la difficoltà di relazionarmi col nuovo asilo”.

La Via dei Colori e la speranza

Se non ci fosse stata La Via dei Colori a darci supporto, saremmo stati travolti dalla sensazione di essere soli. Da quel senso di abbandono. Il vuoto, anche di amici e parenti. Molti sminuiscono. Ti si sgretola tutto, ti sembra di impazzire. Tu non sei stato in grado di proteggere tua figlia e la giustizia deve fare il suo corso ma molto lentamente. E intanto una fa la sua vita e ora pare sia in graduatoria per un concorso pubblico, e l’altra è lì, lavora ancora con i bambini. E gli altri genitori non sanno nulla. La punizione giusta non arriverà mai. Ma spero ci sia una giusta pena, che siano allontanate per sempre dai bambini. E mi aspetto che le responsabilità vengano accertate per tutti. Anche le colleghe, la cooperativa, l’azienda. Le loro figure non sono state scalfite minimamente. Spero in futuro valutino meglio chi assumere, e facciano sorveglianza e supporto per chi mostra difficoltà. Il nido dovrebbe essere protezione e così non è stato”.

La Via dei Colori onlus è l’associazione punto di riferimento in Italia per minori e minoranze vittime di maltrattamenti in strutture scolastiche e assistenziali. Attualmente, oltre a effettuare ricerca e formazione nell’ambito della prevenzione agli abusi, segue più di 700 parti offese offrendo consulenza tecnica legale, psicologica e di orientamento, dando il proprio supporto a oltre 150 processi in Italia.

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