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Siena, maltrattamenti in un nido domiciliare

Siena, Maltrattamenti In Un Nido Domiciliare

Siena – 18 Febbraio 2019 – Agg. 25 Marzo 2019

Finisce in manette una donna di Siena, per maltrattamenti in un nido domiciliare. Botte, urla e alimentazione forzata su bimbi dai 6 mesi ai 3 anni.

La denuncia di due mamme e una ex collaboratrice

Sono due mamme, e un’ex collaboratrice, a far partire le indagini. La denuncia dei genitori si basa particolarmente sui disagi manifestati dai loro figli e sulla loro insonnia. I Carabinieri del Nucleo investigativo del comando provinciale e del Nucleo ispettorato del lavoro indagano, adottando anche intercettazioni audio e video. Titolare dell’inchiesta è il Pm Silvia Benetti.

I maltrattamenti in un nido: bambini picchiati e costretti a mangiare con la forza

Da gennaio le telecamere riprendono strattoni, percosse fino a procurare piccole lesioni sui bimbi, urla continue e insulti. Inoltre i bambini venivano alimentati con la forza: la donna costringeva i piccoli ad aprire la bocca facendo pressione sullo sterno o tappando il naso. A chi non sapeva mangiare con la forchetta, veniva negato il cibo. Chi piangeva, veniva rinchiuso in una stanza buia, anche se si trattava di bimbi di pochi mesi.

L’arresto in flagranza

Il 16 Febbraio i carabinieri vedono la donna mettere una bimba nel passeggino sul terrazzo e lasciarla lì a piangere. Le urla si sentono anche in strada e pare non fossero insolite. Così le forze dell’ordine decidono di intervenire e la donna viene arrestata in flagranza di reato. Si tratta di M.P., 52 anni, residente a Siena. Condotta subito nel carcere di Sollicciano, dopo la convalida del Gip Alessandro Buccino Grimaldi, la donna finisce ai domiciliari.

Una fascia per immobilizzare i bambini

Durante la perquisizione, i Carabinieri trovano una fascia elastica in materiale sintetico prodotta artigianalmente. Pare fosse usata per immobilizzare i bambini.

Foto strategiche e divieto di entrare

Online la donna presentava il suo nido domiciliare come l’unico “in Italia connesso in real time, per maggior trasparenza con le famiglie”. E infatti la donna era solita mandare foto e video alle famiglie per mostrare il benessere dei bambini. Tuttavia i genitori avevano divieto di entrare nell’asilo “per motivi igienici”. Ciascuno doveva quindi avvisare del proprio arrivo con un messaggio Whatsapp, dando a lei il tempo di calmare bambini piangenti o occultare i maltrattamenti.

I precedenti della donna

Dall’inchiesta emergono precedenti penali della donna, proprio per maltrattamenti in famiglia. Il nido domiciliare da lei organizzato, accoglieva bimbi da sei mesi a tre anni, tutti di famiglie agiate che pagavano una retta mensile di 600 euro o sette euro l’ora. Gli inquirenti stanno valutando la regolarità della struttura.

Il Comune sospende l’autorizzazione

A seguito delle notizie apprese dalla stampa nazionale e locale e dai verbali notificati“, il Comune informa di aver “proceduto a contattare le famiglie dei bambini che usufruivano dell’attività oggi oggetto di indagine penale in modo da assistere e ricollocare gli stessi in altre strutture“. L’assessore all’istruzione Clio Biondi si è occupato di telefonare alle famiglie colpite dalla vicenda. Inoltre, si legge nella nota, “L’amministrazione Comunale ha provveduto ad avviare il procedimento di sospensione dell’autorizzazione originariamente rilasciata il 15 maggio 2018“.

I precedenti penali: furto e lesioni alla suocera

L’avvocato della donna, Riccardo Pagni, assicura che la sua assistita non ha precedenti specifici per maltrattamenti. In effetti, la donna risulterebbe condannata per furto e in via definitiva, nel maggio 2018, per lesioni personali. P.M, secondo quanto raccontato dalla giornalista Irene Vella, avrebbe infatti picchiato la suocera con il bastone che l’anziana ultrasessantacinquenne usava per camminare. E che prima di farlo, ripetutamente, avrebbe avvolto il bastone in un panno in modo da non lasciare tracce. L’anziana sarebbe stata salvata dall’intervento della figlia dell’imputata che avrebbe liberato la nonna dal bavaglio per permetterle di chiedere aiuto.

La maestra torna libera

Il 23 Marzo 2019 la maestra torna libera. Avendo il Comune revocato la licenza per l’asilo domiciliare, la donna non può lavorare e dunque decadono le esigenze cautelari alla base dell’applicazione della misura. Il difensore della maestra, avv. Riccardo Pagni, non presenta opposizione.

Un papà: Non si spengano i riflettori

Non è giusto per noi che sia stata già rimessa in libertà – commenta un papà a La Nazione – Non è ammissibile che succedano cose come quelle vissute dai nostri piccoli. Adesso non sono in pena perché mia figlia è a casa ma quando a settembre tornerà all’asilo sarà un inferno. Vivrò con l’angoscia”. “La procura vada davvero alla radice del problema, analizzando oltre alle responsabilità in tema di maltrattamenti anche l’aspetto burocratico, relativo a controlli ed autorizzazioni concesse da parte delle istituzioni competenti. È importante che non vengano spenti i riflettori sulla vicenda”.

La Via dei Colori Onlus è a disposizione delle Forze dell’Ordine e delle famiglie coinvolte. Chiunque abbia bisogno può contattarci al Numero Verde 800-98.48.71. O scrivendo a: sos@laviadeicolori.org. La Via dei Colori offre consulenza tecnica e informativa gratuita. A tutti i soci offriamo sostegno legale e psicologico specializzato in caso di maltrattamenti presunti o documentati.

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