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Vado Ligure (SV), 12 arresti in una casa di cura per violenza e maltrattamenti

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VADO LIGURE (SV) – Agg. 14 Maggio 2014 – La Guardia di Finanza di Savona ha tratto in arresto 12 persone con l’accusa di aver commesso violenze e maltrattamenti su pazienti affetti da problemi neuropsichiatrici nella casa di cura Vada Sebatia (ex fondazione Ferrero del gruppo Segesta) nel savonese. 

Le indagini erano partite con alcune telefonate fatte al 117 dalle famiglie dei pazienti maltrattati. A seguito di queste segnalazioni le Fiamme Gialle avevano installato le telecamere tramite le quali è stato possibile accertare i terribili maltrattamenti. Le ordinanze di custodia cautelare emesse dal GIP Fiorenza Giorgi, sono a carico di dodici operatori sociosanitari impiegati nella stessa struttura, nove dei quali, avendo responsabilità più gravi, agli altri invece sono stati concessi i domiciliari. Solo 4 dei 16 dipendenti sembrano risultare estranei ai fatti.

Le microspie e le telecamere collocate dalla Guardia di finanza sotto la direzione del sostituto procuratore di Savona, Giovanni Battista Ferro, hanno ripreso più di 100 episodi di maltrattamenti in 50 giorni.  Calci, pugni, schiaffi e vessazioni di ogni genere erano all’ordine del giorno nel  reparto 3D della Struttura ligure.

Il sindaco di Vado Attilio Caviglia parlando con i giornalisti de Il Secolo XIX ha definito la vicenda «agghiacciante». «Abbiamo in quella struttura una quarantina vadesi, per alcuni integriamo anche la retta, ma non avevamo mai sentite voci sui maltrattamenti». La direttrice di Segesta, Maria Rosa Siffredi, si è detta «attonita e sconcertata, anche perché abbiamo sempre garantito formazione continua al personale».

Secondo La Stampa di Savona, in carcere sarebbero finiti: Fernando Luis Arevalo, 54 anni, ecuadoriano residente a Borgio Verezzi; Tatiana Gesela Coronel, 44 anni, ecuadoriana, di Savona; Vincenzo Cirillo, 56 anni, di Vado Ligure; Gaetano Mauro, 38 anni, di Savona; Elisabetta Cerisola, 38 anni, di Savona; Eugenio Lucente, 29 anni, di Cogoleto; Mohamed Benarras, 34 anni, marocchino, residente a Savona; Stella Cirillo, 47 anni, di Quiliano; Daniel Negrea, 23 anni, romeno, abitante a Savona. Ai domiciliari: Marco Cichero, 69 anni, di Savona; Mirco Burattini, 39 anni, di Savona; Andrei Braian Zegarra, 24 anni, peruviano, residente a Quiliano.

Purtroppo questo non è il primo caso avvenuto in una casa di degenza ligure. Ricordiamo infatti il caso avvenuto nella Casa di Cura I Cedri di Nè a Reppia in provincia di Chiavari di cui ci stiamo occupando con il nostro Studio Legale. In quel caso è stato richiesto il rinvio a giudizio di 11 tra dirigenti, medici e operatori sanitari con l’accusa di maltrattamenti su disabili assistiti nella Residenza terapeutica.

Video dalla Guardia di Finanza

LA VICENDA:

  • 11 Aprile 2014: Scattano le Manette per 12 impiegati della struttura. Per 9 si hanno gli arresti e per altri 4 i domiciliari. Due persone denunciate a piede libero. Le ordinanze di custodia cautelare sono state emesse dal GIP Fiorenza Giorgi.
  • 12 Aprile 2014 : La Regione Liguria, a seguito dell’inchiesta, ha deciso di sospendere la pratica per il rinnovo dell’accreditamento. «La cosa accaduta è gravissima», dicono gli assessori regionali alla Sanità e al Welfare Claudio Montaldo Lorena Rambaudi.
  • 13 Aprile 2014: Nell’Ordinanza di 42 pagine si leggono i racconti scioccanti dei degenti della struttura e di ex dipendenti che adesso vogliono liberarsi di un peso sulla coscienza rispetto a quello che tanti sapevano ma che nessuno raccontava. In un articolo de Il Secolo XIX di oggi se legge che anche i dirigenti sapevano dei maltrattamenti pur non facendo nulla e che molti delle persone impiegate come OSS nella struttura in realtà non avevano alcuna qualifica.
  • 14 Aprile 2014: Su 10 operatori arrestati solo uno aveva la qualifica di OSS. Nel mirino della Procura finisce quindi la Dirigenza della Struttura ligure. Il GIP Fiorenza Giorgi oggi ha interrogato cinque dei dodici indagati. Da quanto riportato da Il Secolo XIX, due di loro avrebbero ammesso le colpe, gli altri invece si sarebbero avvalsi della facoltà di non rispondere.
  • 15 Aprile 2014: L’assessore alla salute della Regione Liguria Claudio Montaldo, durante l’incontro del consiglio regionale ha dichiarato: “E’ evidente – rivolgendosi alla Segesta di Milano che da 5 anni gestiva la struttura – che tutta la catena direzionale non è stata all’altezza e ha avuto delle responsabilità”. “Dopo quanto accaduto nella struttura di Vada Sabatia – ha aggiunto ancora l’assessore – serve che venga rimossa tutta la filiera direzionale che come minimo ha dimostrato gravi lacune. Dopo aver spostato il personale sarebbe utile che anche i dirigenti venissero rimossi
    «Chiedo scusa per quello che ho fatto, non ero in me, non ero in me. Ero esasperato e non ce la facevo più». Lo ha continuato a ripetere Eugenio Lucente, detenuto a Savona, il terzo operatore sanitario della Residenza sanitaria assistita di Vada Sabatia di Vado Ligure, che dopo aver visto i video delle telecamere, difeso dall’avvocato Andrea Carminati, ha ammesso davanti al gip Fiorenza Giorgi quanto accadeva nel reparto «3D» del centro dove sono ricoverati disabili e disabili psichici tra i 25 e i 50 anni.
  • 17 Aprile 2014: Il giudice ha interrogato i tre operatori sanitari agli arresti domiciliari: Andrei Zegarra, Mirco Burattini e Marco Cichero. Mentre Zegarra si é avvalso della facoltà di non rispondere, gli altri due hanno ammesso i maltrattamenti commessi nella struttura di Vado.
    Sono state istituite tre commissioni d’inchiesta extra giudiziarie da Asl, Comune di Vado Ligure e Regione Liguria per accertare i fatti inerenti l’RSA savonese. I membri delle commissioni stanno ascoltando i familiari dei 18 pazienti ricoverati nel nucleo 3d dove si sono consumate le violenze e cercheranno di accertare oltre ai fatti, anche la volontà delle famiglie a tenere i propri cari nella medesima struttura.
    Nel frattempo, le fiamme gialle controllano titoli professionali, corsi di formazione seguiti e le verifiche periodiche sulle problematiche del reparto che secondo la direzione si svolgevano una volta la settimana. Si vuol capire infatti che tipo di organizzazione lavorativa e quali forme di controllo venissero attuate sul personale e sui loro comportamenti in servizio.
  • 24 Aprile 2014: Sei assistenti della struttura di accoglienza per motivi di sicurezza sono stati trasferiti dal carcere Sant’Agostino di Savona alla sezione maschile del penitenziario di Genova Pontedecimo. La decisione del giudice del tribunale di Sorveglianza è stata presa dopo che alcuni degli arrestati avevano raccontato ai loro avvocati di avere paura a causa di alcune minacce e di comportamenti «incivili» subìti nella mensa del carcere da parte di altri detenuti.
  • 27 Aprile 2014: In una riunione organizzata dalla Nostra Associazione su richiesta di alcuni dei genitori e familiari delle vittime, molti di loro hanno deciso di appoggiarsi a noi per il sostegno organizzativo e tecnico del loro percorso verso la giustizia.
  • 28 Aprile 2014: Attenuazione della misura cautelare per due degli indagati: sono il 38enne Gaetano Mauro e la 44enne Tatiana Gesela Coronel Hernandez. La richiesta era stata presentata dai rispettivi legali, gli avvocati Mauro Cerulli per l’italiano e Giuseppe Ravinale per l’ecuadoriana. Al vaglio degli investigatori ci sarebbero le cartelle cliniche dei pazienti medicati all’ospedale San Paolo e sequestrate proprio in Valloria. Il timore infatti è che le lesioni curate sui disabili non fossero la conseguenza di normali cadute, ma delle violenze subite per mano degli operatori finiti in manette.
  • 29 Aprile 2014: L’inchiesta coordinata dal PM Giovanni Battista Ferro ha interrogato alcuni indagati fra quelli che hanno confessato, chiedendo specifiche sulle loro dichiarazioni che potrebbero portare all’inclusione di nuovi indagati. Le verifiche infatti continuano sulla direzione della Struttura. Sembra infatti che qualcuno sapesse pur non essendo mai intervenuto. Sotto esame anche tutta una serie di presunti episodi di abusi sessuali.
  • 30 Aprile 2014: Marco Melgrati e Matteo Rosso consiglieri regionali di Forza Italia accusano le poltrone dirigenziali di chi gestiva controlli e verifiche all’interno della struttura: “Rimangono ancora le incognite sulle segnalazioni di mal funzionamento della struttura di Casa Sabatia all’Asl2, che risultano fossero state fatte da parte di familiari, e la verifica sulle professionalità degli operatori: da quello che sappiano su 12 assunti 11 non erano in regola e già solo questo dato dovrebbe fare riflettere. Insomma una situazione che già così dimostra quanto siano stati e sono carenti i controlli in questo campo e quanto forte sia la necessità di cambiare registro in un settore molto delicato”.
    In Consiglio regionale l’assessore Lorena Rambaudi risponde: In quanto ai controlli, essi esistono e non sono tutti programmati in anticipo. Ci sono controlli da parte dei Comuni sulla base loro competenze, controlli della Asl e della Commissione regionale di accreditamento a cui si aggiungono quelli effettuati dal Nucleo antisofisticazioni e sanità. Anzi, spesso gli enti gestori si lamentano di avere troppi controlli. Dobbiamo constatare, però, che questi accertamenti non sono riusciti a scoprire e a individuare fenomeni di violenza e di aggressività che si sono verificati in Liguria in tre differenti complessi: Vada Sabatia, Borea e nella struttura di Ne”. Ha aggiunto inoltre: “Due famiglie delle 10 coinvolte hanno chiesto che i ragazzi restino a Vada Sabatia con garanzie di qualità del personale. Considerando che nel reparto 3D sono emersi problemi gravi, la Asl farà una lettera di diffida alla società Segesta con effetto immediato chiedendo che vengano fornite le qualifiche professionali degli operatori. E’ evidente, però, che di fronte a situazioni così gravi non si può scaricare tutta la colpe sugli operatori. Nei prossimi giorni verificheremo se ci sono responsabilità delle nostre strutture e della Asl. Situazioni del genere non si devono ripetere. I vertici dell’Asl ci hanno assicurato di non aver ricevuto segnalazioni ufficiali: se il consigliere Melgrati fornirà la lettera di cui è in possesso, avvieremo subito un’indagine
  • 07 Maggio 2014: Terminate le operazioni di verifica istituzionale annunciate dalla Regione Liguria dopo l’inchiesta, gli indagati salgono a sedici. Lo rivela Il Secolo XIX di Savona. Gli ultimi due a finire nei guai sono altri due operatori che erano in servizio nella struttura vadese. Nella Giunta di Venerdi 8 è prevista una delibera dagli assessori regionali Claudio Montaldo e Lorena Rambaldi rispettivamente alla Salute ed al Welfare. Gli Assessori ipotizzano la chiusura del modulo 3 D, la rimozione dei vertici aziendali, la sospensione dell’accreditamento e l’avvio di un percorso formativo continuo per il personale a spese dell’azienda.
  • 09 Maggio 2014: L’Ente di Formazione della Provincia di Savona questa mattina ha ospitato un incontro per decidere del futuro del personale della Struttura. All’appuntamento erano presenti l’assessore alla politiche sociali Lorena Rambaudi, l’assessore provinciale Giorgio Sambin, l’ Asl 2 savonese ed i vertici della Segesta-Vada Sabatia. Verrà predisposta la formazione continuativa per 45 degli operatori della casa di cura e la riqualificazione di tutto il personale. Sempre nella giornata di oggi è stato arrestato anche Alessandro Sola, 36 anni residente a Quiliano, già allontanato da Vada Sabatia era stato nuovamente impiegato in un’altra cooperativa della provincia di Savona. L’accusa è quella di violenza sessuale aggravata nei confronti di una minorata mentale.
    L’Assessore Pierluigi Lavazzelli dichiara: “Abbiamo controllato e il 36enne arrestato per violenza non era una persona conosciuta ai servizi sociali. Non lo conoscevamo, ma penso che sia necessario che si creino sistemi tali di formazione che evitino queste cose. E’ necessario infatti che le persone siano preparate specializzate
  • 13 Maggio 2014: Alessandro Sola compare davanti al GIP Fiorenza Giorgi respingendo le accuse secondo le quali avrebbe costretto una ragazza ad un rapporto orale. E’ stata inoltre pubblicata la Delibera della Giunta relativa a questo caso.
  • 14 Maggio 2014: La Regione conferma la sospensione dell’Accreditamento per la struttura e si allargano le indagini. Da quanto rivelato dal quotidiano de La Stampa, uno dei medici sarebbe finito nel registro degli indagati per aver avuto “contatti” con una paziente della struttura. Secondo ANSA il medico sarebbe stato indagato per violenza sessuale e interrogato dal sostituto procuratore Giovanni Battista Ferro.
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